Sempre in tema di nuova occupazione: dicesi distripark…..

È opportuno ricordare agli smemorati (questi concetti sono ben noti ai comitati “Salute e Ambiente”, “Per Cornigliano”, “Città delle merci” che si sono battuti già dall’epoca dell’amministrazione Sansa per la sostituzione della malsana siderurgia in crisi occupazionale con le attività pulite della logistica a valore aggiunto) che un'altra strategia per creare nuova occupazione nel ponente genovese è possibile: realizzare un grande distripark endoportuale.

Ma che cos’è un distripark?

Si tratta di un vero e proprio distretto di attività logistiche richiedente una estensione di almeno 50 ettari (soglia critica) per sostenere, oltre agli svariati interventi a valore aggiunto sulle merci, anche i numerosi servizi accessori qualificanti le merci e la loro distribuzione fino ai mercati finali (assicurazioni, banche, società di spedizione e trasporto, ecc).

Le merci in ingresso via mare ad un continente non sono mai totalmente finite. Una certa percentuale (15 – 20%) si presenta in termini di merci non finite o di componenti da assemblare.

I distripark costituiscono la fabbrica, dentro al porto, per le attività di assemblaggio (esempio: motociclette, bambole, giocattoli, telefonini, computer, ecc), perfezionamento finale (idratazione di concentrati di frutta per trasformarli in succhi imbottigliati, porzionamento di cibi della catena del freddo, ecc), inscatolamento, imballaggio, etichettatura, certificazione di prodotto e processo, ecc, tanto per fare qualche esempio di attività pulite che avvengono all’interno di un distripark.

Oltre ai nuovi posti di lavoro nelle linee di manipolazione, assemblaggio o perfezionamento delle merci, si sviluppano attività qualificate di laboratori di analisi, controlli sanitari e veterinari, qualificazioni di prodotti e processi, ecc, che richiedono elevate figure professionali.

I distripark endoportuali mantengono le merci (dal punto di vista doganale) “allo stato estero” per cui in caso di riesportazione non vengono gravate da tassazioni, mentre con sistemi di dogana telematica vengono facilitate le operazioni di avvio alla distribuzione verso i mercati dell’inland europeo.

Per quanto riguarda la nuova occupazione generata dai distripark endoportuali, valga per tutti l’esempio della ZAL di Barcellona che dichiara 4.000 posti di lavoro nei suoi 70 ettari di prima fase (il porto di Barcellona sta addirittura deviando il corso del fiume Llobregat per unire il distripark all’aeroporto di Barcellona onde ottenere la multi modalità mare – terra – aria). A questi posti di lavoro si aggiungono quelli dell’indotto lungo tutta la catena logistica esterna al porto.

Genova ha le risorse base: le aree a mare di Cornigliano unite all’aeroporto, realizzano la multi modalità mare – aria – ferro – gomma sono in grado di creare migliaia di nuovi posti di lavoro in attività durevoli, non energivore e non inquinanti.

 

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