Nuova occupazione ed energie pulite: cose da fare e da non fare

Il reportage di “Presa Diretta” (RaiTre) del 7 marzo ci ha ricordato come sia possibile creare nuova occupazione durevole investendo nelle tecnologie verdi (strategia occupazionale seguita anche da Obama).

La Germania, che ha avviato un grande progetto bipartisan (condiviso da conservatori e riformisti) di ricerca e realizzazione di energia elettrica da fonti rinnovabili (maree, eolico, solare, gassificazione biomasse), ha già creato in questo settore 750.000 nuovi posti di lavoro destinati a crescere ulteriormente in futuro.

La città portuale di Amburgo, grazie all’impiego massiccio di queste energie pulite, ha già raggiunto oggi l’obiettivo di riduzione del 20% di gas serra che l’UE ha imposto per il 2020 ai diversi Paesi dell’Unione.

Queste sono le cose da fare.

L’Italia, anziché puntare seriamente sulla ricerca e sviluppo di efficienti tecnologie verdi, ha varato una legge che finanzia, con i fondi per lo sviluppo delle energie rinnovabili, l’ottenimento di energia elettrica dai rifiuti industriali e urbani.

Un semplice “… energie da fonti rinnovabili e assimilate”, e il gioco è fatto: dall’entrata in vigore della legge sono stati trasferiti 40 miliardi di € dalle tasche dei contribuenti (attraverso la bolletta elettrica) a petrolieri (Moratti, Garrone, ecc), acciaieri (Riva, Lucchini, ecc), inceneritori (Brescia ed altri) che potrebbero essere invece destinate allo sviluppo delle energie rinnovabili, e questa emorragia continuerà, in Italia, fino al 2020 con tanti saluti alla nuova occupazione e alla salute delle popolazioni che vivono vicini agli impianti malsani di queste lobby.

Queste sono le cose da non fare.

 

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