"Costi limitati e convenienti
basta bugie sul fotovoltaico"
Dopo gli attacchi agli incentivi troppo
ricchi e ai danni per l'agricoltura, associazioni e Pd scendono in campo per
difendere le rinnovabili. "Il caro
bollette non è colpa delle energie verdi
ma degli abusi del governo"
di VALERIO GUALERZI
ROMA - La macchine spargifango non sono al lavoro solo nella
lotta politica fatta a colpi di campagne giornalistiche e documenti su
compravendite immobiliari.
Un'operazione simile sta avvenendo anche per screditare e
mettere in cattiva luce le energie rinnovabili. Ne è convinta Legambiente,
scesa in campo oggi
a fianco del senatore del Pd Francesco Ferrante e dell'Asso
Energie Future nell'ambito del Grid Parity Project per ribattere punto su punto
alla valanga
di accuse piovute addosso nelle ultime settimane in
particolare al fotovoltaico: nemico dell'agricoltura e del paesaggio, preda
degli speculatori, troppo
costoso con ricadute drammatiche in bolletta.
Il punto che ai paladini dell'elettricità prodotta dal sole
preme più di tutti smentire è proprio quest'ultimo. Prima il Gestore dei
servizi energetici
e poi
il presidente dell'Authority Alessandro Ortis 1
hanno denunciato la crescita a dismisura degli impianti
fotovoltaici e la presunta insostenibilità per la collettività dei costi legati
alla loro incentivazione.
La realtà illustrata in una conferenza stampa al Senato è
molto diversa. "Il prezzo scarso di un solo caffè con cornetto, ogni mese:
1 euro e 70 centesimi,
a partire dal 2011. È quanto costerà in bolletta, a ogni
famiglia italiana, lo sviluppo dell'energia solare nel nostro paese. A fronte
di questa spesa,
c'è un nutrito pacchetto di vantaggi", ha spiegato
il presidente di Asso Energie Future Massimo Sapienza.
"Raggiungendo l'obiettivo fissato per lo sviluppo del
fotovoltaico in Italia - ha precisato ancora Sapienza - si taglieranno le
emissioni nazionali di
gas serra del 5 per cento entro il 2020 portando l'Italia
verso l'obiettivo fissato dal protocollo di Kyoto. I posti di lavoro creati dal
fotovoltaico,
che sono già oggi 15 mila (lo stesso numero di addetti di
una grande industria nazionale, come ad esempio la Barilla), saliranno a un
totale valutato tra
210 mila e 225 mila nei prossimi 9 anni. E infine, entro il
2020 l'energia dal sole produrrà 110 miliardi di euro in termini di ricchezza
generale, portando
alle casse dell'erario circa 50 miliardi di euro nei
prossimi 30 anni".
A fronte di questi vantaggi, ha ricordato il senatore
democratico Francesco Ferrante, le rinnovabili sono comunque bersaglio di
attacchi strumentali resi
possibili dal fatto che le bollette italiane sono le più
care d'Europa. "La macchina del fango non è in azione solo per le vicende
che ben conosciamo,
anche le energie pulite vanno difese da attacchi strumentali
e speculativi", ha sottolineato il direttore di Legambiente Rosella
Muroni. "Il vero problema
- si è chiesto quindi Ferrante - è capire come si forma il
costo in bolletta". Sulla cifra impressa sul bollettino che ci arriva ogni
bimestre nella casetta
della posta pesano infatti i cosiddett i "oneri di
sistema" che nulla hanno a che fare con la produzione dell'energia e tanto
meno con quella rinnovabile.
"Gli incentivi per le fonti pulite - ha ricordato il
parlamentare del Pd - pesano per meno della metà del totale degli oneri di
sistema: nel 2010 circa
2,7 miliardi su un totale di oltre 5,8 miliardi di
euro". "E' quindi ora di fare un po' di pulizia e liberare le nostre
bollette elettriche da oneri che
risultano del tutto impropri. Tra gli "oltre 3 miliardi
di euro non destinati alle rinnovabili che hanno gravato sulle bollette
elettriche degli italiani
nel 2010 - ha lamentato ancora il senatore democratico - vi
sono ben 285 milioni che sono destinati all'eredità nucleare" ed anche
"oltre 1,2 miliardi
di euro per il famigerato Cip6, che, seppur in esaurimento,
ancora nel 2010 incentivava le cosiddette assimilate, un incentivo al fossile
in verità".
Inoltre sulle nostre bollette pesano altri oneri come gli
stanziamenti alla ricerca e le agevolazioni ai grandi consumatori, ad esempio
le Ferrovie dello
Stato, cifre pari rispettivamente a 50 e a 355 milioni.
"Si può anche stabilire che si tratti di aiuti giusti, ma la cosa
incomprensibile è perché, anziché
con stanziamenti ad hoc, vengono riscossi attraverso le
bollette", ha spiegato ancora Ferrante. E ancora più incomprensibile e
scandaloso è "il motivo
per il quale su tali oneri i consumatori elettrici che ne
sostengono il peso debbano pagarci anche l'Iva come se acquistassero un bene o
un servizio: un
miliardo nel 2010 indebitamente incamerato dallo stato ai
danni di imprese e famiglie".
Se quello dei costi è l'aspetto centrale, le cifre fornite
alla conferenza stampa del Grid Parity Project hanno cercato di fare piazza
pulita anche di
altre accuse e luoghi comuni. I dati sulla proprietà degli
impianti smentiscono ad esempio i sospetti di infiltrazioni massicce della
criminalità. Ben
il 34% degli impianti è infatti residenziale e quindi a
"conduzione" familiare, mentre un altro 38% è costituito da impianti
di media taglia, inferiori
ai 20kW. Anche l'accusa di deturpare il paesaggio e di
sottrarre terra coltivabile all'agricoltura va fortemente ridimensionata. Sono
infatti circa 2.400
su 4.700 i MW che incidono sul terreno agricolo. In tutto
4.800 ettari a fronte di 1 milione di ettari non coltivati e di una superficie
coltivabile pari
a 13 milioni di ettari, rispetto alla quale rappresentano lo
0,04% del totale.
Mettendo da parte polemiche infondate, secondo Asso Energie
Future si tratta quindi di continuare a incentivare il fotovoltaico in maniera
sostenibile
attraverso uno schema in cinque punti. 1) Fissare un
obiettivo di 20mila MW per il 2020; 2) promuovere la crescita di una filiera
italiana; 3) Stabilire
tempi certi per le autorizzazioni; 4) Prevedere una tariffa
incentivante stabile ma decrescente con il miglioramento delle tecnologia; 5)
Migliorare gli
strumenti per garantire legalità.